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      Il Museo della Casina delle Civette

      Comune di Roma

      Sovraintendenza Beni Culturali
      Ufficio Ville e Parchi Storici


      Villa Torlonia,
      via Nomentana 70
      Orario di apertura
      dal 1 aprile al 30 settembre ore 9-19
      dal 1 ottobre al 31 marzo ore 9-17
      lunedi' chiuso





      Il complesso di Villa Torlonia e' stato espropriato ed aperto al pubblico dal Comune di Roma nel 1978 ma, mentre il parco e' stato subito utilizzato, le precarie condizioni in cui si trovavano gli edifici hanno imposto lunghi e costosi restauri. Da alcuni anni i lavori di restauro di Villa Torlonia sono iniziati, un primo edificio e' stato restaurato e aperto al pubblico, la Casina delle Civette, trasformata in museo. La Casina delle Civette, collocata in una posizione defilata della Villa, lontana dagli edifici piu' monumentali e grandiosi era quella che per la fragilita' delle sue strutture aveva sofferto di piu' dell'abbandono e del degrado, ma anche il piu' difficile e complesso da recuperare e per almeno due motivi. In primo luogo il gravissimo degrado delle architetture e la presenza di un apparato decorativo quasi prevalente sulle strutture, riferibile a diversi settori artistici, dalle vetrate policrome ai legni intagliati,dai ferri battuti ai marmi scolpiti, dai dipinti parietali ai mosaici ha richiesto la presenza di molti e diversi specialisti da cooridinare e correlare costantemente. In secondo luogo si aveva a disposizione un edificio nato e concepito come abitazione privata, seppur lussuosa, che doveva essere trasformata in museo, con tutta la complessa conseguente problematica di adeguamento funzionale. L'intervento di recupero ha richiesto l'impegno e la stretta collaborazione di due assessorati: quello ai Lavori pubblici che ha curato il restauro architettonico e quello alle Politiche Culturali, Sovraintendeza ai Beni Culturali, che ah progettato il restauro , curato tutti i restauri artistici, edd ha ideato e realizzato il museo. La difficolta' del restauro della Casina derivava da sovrapposizione in un manufatto di limitatte dimensioni di architetture riferibili a ben tre diverse fasi storiche, dall'800 agli anni Trenta di questo secolo. Il primo nucleo della Casina, risale infatti al1840 quando fu progettata dal noto architetto veneto Giuseppe Jappelliin forma di capanna svizzera, un rustico chalet dai rozzi parametri in tufo; nel 1908 Giovanni Torlonia decise dirisiedervi e la fece ampliare e trasformare dall'architetto Gennari che le diede un aspetto medioevale e subito dopo anche l'annessa dipendenza fu ristrutturata in sintonia con l'edificio principale e destinata ad ospitare i servizi; nel 1916-20 un' ultima trasformazione interesso' il complesso, su progetto dell'architetto Vincenzo Fasolo, che vi aggiunse logge e porticati accrescendo l'articolazionedei prospetti e arricchendo di eelementi decorativi le strutture architettoniche. Parallelamente agli interventi architettonici ed in stretta connessione con essi, tutto il complesso veniva decorato con dipinti paietali, mosaici pavimentali, stucchi, maioliche e sopratutto con numerose vetrate policrome legate a piombo dalle complesse e affascinanti figurazioni. La presenza nelle decorazioni di moltissimi elementi riferiti alla civetta ne determino' la denominazione con la quale l'edificio e' tutt'ora noto. Alla morte del principe, nel 1939, la Casina venne abbandonata e pochi anni dopo, dal 1944 al 1947, tutta Villa Torlonia fu occupata dal comando militare anglo americano che viprodusse danni incalcolabile: per la fragilita' delle strutture e del suo apparato decorativo, la Casina delle Civette ne subi' in modo particolare gli effetti. Quando nel 1978 la Villa fu acquistata dal Comune di Roma, la Casina delle Civette era in condizioni disastrose, ridotta a poco piu' di un rudere. Nell'edificio recuperato per quanto possibile alla sua originaria integrita', e' oggi ospitato un museo unico nel suo genere sia per la materia trattata sia per la stretta connessione tra i materiali esposti e la struttura stessa della Casina.rosejk.jpg (19240 byte) La Casina delle Civette infatti e' di per se un museo dell'eclettismo romano, le cui fasi e la cui evoluzione sono visibili nell'affastellarsi delle struttur architettoniche mosse e articolate nel ridondante apparato decorativo dalle coromie accostate con disinvolta spregiudicatezza. La sua caratteristica pero' sono le vetrate, che decorano le innumerevoli porte, finestre e bow-windows, realizzate in pregiati vetri policromi legati a piombo che accostano raffinate ecomposizioni geometriche e disparati soggetti, dai moduli un po' scontati in stile floreale alle suggestive creazioni di inedite e originali figurazioni. Sono state tutte eseguite tra il 1908 ed il 1930 e offrono un campionario unico per capire l'affermarsi e l'evolversi dell'arte della vetrata a Roma in quegli anni, con i contributi di noti artisti quali Duilio Cambellotti, Paolo Paschetto, Vittorio Grassi, Umberto Bottazzi. Proprio per completare questo nucleo cosi' importante eimponente (quelle figurate sono 44, almeno altrettante quelle geometriche) la Sovraintendenza comunale in questi anni ha acquistato sul mercato numerose altre vetrate degli stessi autori e ancor piu' numerosi disegni e bozzetti, alcuni dei quali predisposti proprio per le vetrate della Casina delle Civette. Cosi' il percorso della Casina, delle sue stanze in cui si affollano vetrate ma anche dipinti parietali, stucchi, mosaici, boiseires, si sovrappone e si correla al percorso espositivo delle vetrate (17) e dei bozzetti e cartoni (105) in un giuoco di rimandi tra tecniche cosi' diverse e affascinanti. Tra le vetrate della Casina piu' belle e importanti sono soprattutto quelle di Cambellotti, il "Chiodo", cosi' denominato per la caratteristica forma, vetratone con una cascata di pampini e di grappoli d'uva, le Civette, stilizzate raffigurazioni dell'uccello notturno la cui presenza e' quasi ossessiva nelle decorazioni della Casina, i quattro rombi della serie "Migratori" con dinamici voli di uccelli ma anche quelle di Paolo Paschetto, le dieci della serie delle Rose e farfalle. Accanto a queste sono state acquistate ed esposte altre sempre di Cambellotti, gia' degli eredi, quali alcune prove di esecuzione di vetrate o il bellissimo tondo con l'affascinante raffigurazione della "Fata" una bellissima fanciulla in delicate sfumature d'azzurro, la splendida vetrata di Bottazzi "I Pavoni", esposta alla mostra della vetrata del 1912 e da allora scomparsa ed acquistata di recente da una collezionista privata, e le belle vetrate di Paschetto per la sua casa romana insieme alla vetrata denominata le "Ali", bellissima stilizzazione di ali piumate in scansione prospettica. Il Museo consente dunque un esemplare percorso nella storia della vetrata, arte poco considerata e stimata e spesso relegata nell'ambito delle arti minori, che in questa sede puo' per la prima volta dimostrare tutte le sue molteplici valenze al confine tra arte e artigianato.


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      Testo tratto dal depliant di presentazione del"museo della Casina delle Civette".
      Le vetrate presenti in questa pagina sono esposte nel museo della Casina delle Civette.
      Foto di Paolo Corpetti
      Bibliografia

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