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Vetrofusione
Vetrate Artistiche per chiese ed arredamento
Pubblicato da Paolo Corpetti in tecniche · 24 Settembre 2021
Mi sono affacciato al mondo della vetrofusione intorno agli anni 90, il vetro, nella sua declinazione artistica, vive in quegli anni una rinascita che portera' all'apertura di moltissimi studi/laboratori di vetrate artistiche.
Qualcuno comincio' ad usare i forni a muffola, quelli per la ceramica adoperati anche per la cottura delle grisaglie, per cuocere il vetro a temperature elevate, prossime agli 800 gradi.
Ci si divertiva a "fondere il cattedrale ed il float che, sembra strano dirlo oggi, erano compatibili tra loro.

Cominciai a vedere le prime opere in vetrofusione nel laboratorio di Domenico Passagrilli nel Rione Monti a Roma, da lui e da Natalino, un collega che lavorava in una vetreria, ho  appreso i primi rudimenti tecnici.
Di li a poco ci fu l'esplosione, in termini di successo, delle vetrate fuse. L'industria dell'arredamento comincio ad inondare i negozi di formelle,  40x 40 cm, da montare su porte a riquadri.  La spinta successiva fu quella dei produttori di forni, che comnciarono a realizzare modelli specifici per la vetrofusione.  Si tratta di forni che, avendo le resistenze poste sulla parte superiore e parallele al piano di cottura, permettono di riscaldare in maniera uniforme il vetro.  Si ottengono cosi' pannelli ben piu' grandi della classica formella 40 x 40 cm, arrivando fino ai 200 x 100 cm ed oltre.
Era diventato possibile realizzare pannelli in vetrofusione che  coprissero l'intera superficie della porta.

La tecnica ed il risultato finale era di grande effetto, non c'erano piu' le linee di piombo a definire il decoro, la vetrofusione  si adattava perfettamente ad uno stile di arredo moderno, fresco e luminoso.
Molte vetrerie acquistarono forni e cominciarono a produrre pannelli in vetro  senza alcuna conoscenza della materia, dei coefficienti di dilatazione dei vetri, ignorando scale di cottura.  I pannelli cosi' prodotti erano viziati da tensioni  dei legami molecolari che ne causavano la rottura durante la cottura o successivamente alla posa in opera.
Risulto' necessario o cmq consigliabile resinare le vetrofusioni su vetri vassoio garantendone cosi' la resistenza ma aggravandone peso e spessore.
Attualmente la vetrofusione e' una tecnica un po' in letargo, non completamente abbandonata...in attesa di revisione.
Nei prossimi post vedremo come utilizzare la vetrofusione in tecnica mita, unita al collage o alla legatura a piombo.
Partiamo pero' dalle basi.

Concetti  fondamentali della tecnica:

Compatibilita'
La vetrofusione si basa su un fenomeno  ampiamente conosciuto : la dilatazione termica.
Un vetro,  sottoposto ad un riscaldamento continuo e crescente, temde a dilatarsi fino a raggiungere uno stato fluido. Con il ripristino della temperatura di partenza, il vetro torna a solidificarsi.
Non tutti i vetri si dilatano e si solidificano nello stesso tempo e modo, ognuno ha il suo "coefficiente di dilatazione " detto COE.
Quando due vetri hanno lo stesso COE, si dicono  "compatibili", questo ci permette, ad esempio, di sovrapporli, cuocerli ed ottenere un unico vetro composto dalle due lastre che si sono, il termine non e' corretto ma rende, saldate insieme. Variano la temperatura, o meglio  variando la coppia tempo/temperatura,  possiamo ottenere un semplice accopiamenti tipo  incollaggio o una compenetrazione delle superfici dei vetri. Insomma nel primo caso sembrera' un incollaggio, nel secondo uno squaquerone..meglio cosi?:))
Personalmente utilizzo vetri Antik Glas Desag, detto anche nuovo antico... qualche collega potrebbe dire " ma non sono piu' in produzione da anni !!" e avrebbe ragione.
Diciamo che avevo fatto scorta di lastre e, grazie ad una grnigliatrice, evitato di gettare le rimanenze trasformandole in fritte (vetro macinato di diversa dimensione)  L'antik desag  o la sua varieta' certificata detta "artista" e' prodotta solo come incolore trasparente da 3 e da 4 mm. E' possibile quindi usarla come base mediamente economica per fusioni con l'antik glass o con il bullseye-  Il bullseye e' un vetro studiato per la vetrofusione, la sua resa e' spettacolare e la sua gamma colre infinita.  Non e' di facile reperibilita' su mercato italiano ed il suo costo non e' indifferente. La qualita' si paga. Discorso simile si puo' fare per l'uroboros, sia in termine di resa che di..costi-
Tutt'altro "vetro" e' il flosing che ha il suo punto forza nel coefficiente di compatibilita' che lo rende lavorabile su base float.  Mi riprometto di pubblicare dei post specifici su ognuno di queti vetri.


Forno
Strumento principe per la vetrofusione e' sicuramente il forno. E' un impegno in termini economici, di spazio e di corrente...spesso un incauto acquisto, ma senza forno, niente vetrofusione cosi...cerchiamo di fare la scelta migliore.
Un forno da fusione si distingue dal forno per ceramica, principalmente per la posizione delle resistenze.
I tubi delle resistenze sono generalmente posizionati sul lato interno del coperchio di apertura.,permettono quindi, di scaldare uniformemente tutta la superficie del piano di lavoro....attenzione, di UN SOLO piano di lavoro.
Questo vuol dire che  un forno con camera interna 100 x 200 cm ospitera' una superficie di lavoro massima di 90 x 190.
Su di un forno da ceramica con camera interna 100 x 100 x 100  riusciremo invece a cuocere  circa 7 piani 80 x 80.

Vantaggi del forno da fusione:
e' possibile realizzare pannelli di grandi dimensioni
la cottura risulta uniforme e priva di differenza tra centro e bordo
Svantaggi del forno da fusione
Costo elevato
Assorbimento elettrico elevato
Ingombro

Vantaggi del forno da ceramica
Possibilita' di utilizzare ripiani refrattari aumentando la capienza
Ingombro ridotto
Costo ridotto di acquisto
Assorbimento elettrico ridotto
Svantaggi del forno per ceramica
differenza di temperatura tra ripiani alti e bassi
maggiore possibilita' di rottura in fase di salita e raffreddamento
differeza di fusione tra le parti perimetrali e le centrali

In sintesi, se abbiamo necessita' di realizzare grandi pannelli in vetrofusione possiamo prendere in considerazione l'acquisto di una forno da vetrofusione, se invece, ci limitiamo a piccoli pannelli, oggettistica o vetrate modulari, mi sentirei di consigliare un forno da ceramica


Cottura
Per la realizzazione di pannelli in vetrofusione e' necessario seguire delle scale di riscaldamento e di raffreddamento.
La coppia tempo temperatura sara' fonte di successi o di mortificazioni.
La scala varia dal tipo di vetro, dal numero di strati che andiamo a fondere, in alcuni casi dal colore oltre che dall'effetto che vogliamo raggiungere. Non dimentichiamo che la scala di salita e discesa ottimale per un forno puo' risultare completamente errata su un forno differente. Bisogna quindi provare, provare provare prov...
Il concetto di base e' pero' questo.

Salita
  1. da 0 a 520 gradi   salita tranquilla,  due ore o piu.
    il vetro si scalda con comodita', mantiene la sua forma
  2. da 520 a 520 stazionamento  da una a due ore
    e' un punto critico, i legami molecolari cominciano ad allentarsi
  3. da 520 a 790 salita a tempo 0
    il vetro e' in fase di rammollimento
  4. da 790 a 790  stazionamento di alcuni minuti
    limitare lo stazionamento per evitare la devetrificazione
Discesa
possiamo invertire la scala mantenendo lo stazionamento intorno i 520 gradi

**ATTENZIONE**
Sento gia i commenti, affrettati, di qualche cultore della materia "l'ho sempre pensato che Corpetti non ci capisce niente":))
Allora l'ho premesso e lo ripeto e' solo una indicazione, bisogna fare prove e campionature, questa e' solamente una esemplificazione. Ci sono poi gli amanti delle formule, tanti millimetro di vetro tanta temperatura  ecc ecc....a me funziona bene cosi.
P.s.  se vogliamo andare sul sicuro, e' possibile aumentare gli stazionamenti in fase di discesa...ma ne parleremo nel prossimo post



 Vetrarte di Paolo Corpetti
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foto vetrata artistica tonda
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